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Centro Clinico Chimico

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Salute maschile, calano le visite fino al 90%

Sanità: cosa succede

1 Dicembre 2020


Il quadro dell’urologia italiana in tempo di Covid-19 lancia chiari messaggi d’allarme per la salute maschile: la prevenzione è pressoché azzerata, registrando un crollo dal 75 al 90% per l’attività sia di elezione che di Pronto Soccorso.

È a rischio l’aderenza alle terapie, che si riflette in un prezzo altissimo da pagare per i pazienti che sono costretti a una gestione tardiva di patologie importanti. Questi sono solo alcuni degli aspetti analizzati e presentati dalla Fondazione PRO nel corso di una conferenza stampa virtuale lo scorso 20 novembre,  nella giornata internazionale dedicata dall’Unesco alla salute maschile. 

L’attività chirurgica per le patologie oncologiche non si è fermata per i tumori della vescica e della prostata; ma a tenere lontani gli uomini dalla propria salute ci hanno pensato da un lato la paura del contagio e dell’altra la consueta scarsa attitudine a prendersi cura di sé o a farlo quando ormai è troppo tardi. 

Il Covid-19 ha reso più difficile l’esistenza degli oltre 564 mila uomini che in Italia vivono con un cancro alla prostata. Quattro malati su dieci hanno evitato di andare in ospedale già durante il primo lockdown, rinviando così cure e visite.

Dati che preoccupano molto, soprattutto in un Paese come l’Italia, che conta 25 milioni di uomini con un’età superiore ai 15 anni, dei quali 8 su 10 non si sono mai sottoposti a una visita dall’urologo; numeri che sembrano non tener conto del fatto che il cancro alla prostata rappresenta il tumore più frequente nei maschi over 50. Si parla di numeri molto simili a quelli relativi al tumore della mammella nella donna, con circa 36.000 diagnosi nuove ogni anno e circa 7.000 morti.

“Possiamo intervenire su questi dati, iniziando col migliorare il rapporto con l’ambiente: un contesto sano ha infatti un ruolo protettivo della salute delle persone”, spiega Andrea Salonia, Professore Ordinario di Urologia e Direttore dell’Istituto di Ricerca Urologica dell’Ospedale San Raffaele, Milano. Le ultime ricerche epidemiologiche confermano infatti una correlazione diretta, in particolare per quanto riguarda la fertilità e l’esposizione ad agenti cancerogeni. Le caratteristiche del liquido seminale possono essere considerate una valida chiave di lettura dell’intero stato di salute dell’uomo e usate per fare prevenzione secondaria. I soggetti infertili, a parità di età sono meno sani, biologicamente più anziani; la loro condizione può considerarsi, quindi, un campanello d’allarme rispetto allo sviluppo di alcune patologie”.

Il fattore di rischio per la salute maschile, oltre al consumo di alcol e al fumo di sigaretta, al sovrappeso e alla sedentarietà, sta diventando sempre più la paura. Dunque non solo i comportamenti sani hanno un ruolo protettivo, anche l’aderenza alle terapie, la partecipazione agli screening e soprattutto una costante attenzione al proprio benessere.

Fonte: insalutenews.it